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Golden Globe Race
Kirsten Neuschäfer in testa


02-02-2023

Dopo il ritiro del britannico Simon Curwen, la navigatrice sudafricana conduce la flotta del giro del mondo senza scalo né assistenza. In gara solo quattro concorrenti su 16

Golden Globe Race
Kirsten Neuschäfer in testa
«È una velista estremamente competente e ha una barca solida e ben attrezzata. Certamente rientra nella top-five dei concorrenti che possono vincere». 
Così, aveva commentato l’australiano Don McIntyre, ideatore del Golden Globe Race (giro del mondo in solitario e senza scalo rievocativo dell'omonima impresa del 1968-69), quando alla vigilia del via gli avevamo chiesto un'opinione su Kirsten Neuschäfer, unico esponente del gentil sesso tra i 16 skipper che il 4 settembre hanno mollato gli ormeggi da Les Sables d’Olonne.
«Sarebbe fantastico – aveva aggiunto provocatoriamente McIntyre – se fosse lei a vincere, per molte ragioni: prima donna, sudafricana e non francese e a bordo di un’imbarcazione che non sia il solito Rastler!».
 
E i fatti sembrano promettere bene. La Neuschäfer, 39 anni, è infatti passata in testa alla flotta il 31 gennaio quando il precedente leader della gara, il britannico Simon Curwen, ha annunciato di dover gettare la spugna per una grave avaria al timone a vento. Curwen sta dirigendo verso un porto cileno per effettuare le dovute riparazioni. Lo stop forzato gli costerà il passaggio alla Chichester Class e l'uscita di scena dall'impresa che vede ora sotto i riflettori solo 4 irriducibili protagonisti: Kirsten Neuschäfer, appunto, che a bordo del suo Minnehaha, Cape George Cutter 36 si avvicina a Capo Horn; l'indiano Abhilash Tomy che la insegue sul suo Rustler 36 Bayanat; l'austriaco Michael Guggenberg sul Biscay 36 Nuri; e in retroguardia, appena al di sotto della Nuova Zelanda, l'inglese Ian Herbeth-Jones sul Tradewind 37 Puffin
 
Gli altri concorrenti si sono tutti ritirati o sono passati come Curwen alla Chichester Class. 
Il primo a dare forfait, per non meglio chiarite ragioni, era stato a soli 4 giorni dalla partenza il 68enne canadese Edward Walentynowicz. È seguito lo statunitense Guy deBoer, finito a scogli il 18 settembre al largo di Fuorteventura, mentre il 23 dello stesso mese l'australiano Mark Sinclair ha rinunciato all'impresa per ragioni personali. Idem il britannico Erthan Beskardes che il 16 novembre ha invertito la rotta e fatto dietrofront.
Nel frattempo anche l'irlandese Pat Lawless si era dovuto ritirare il 9 novembre a causa di problemi al sistema di governo automatico del suo Saltram Saga 36 Green Rebel; come lui, il francese Damien Guillou a bordo del suo Rustler 36 Prb che ha gettato la spugna il 14 novembre. Ma a vedersela peggio è stato il 18 novembre Tapio Lethinen tratto in salvo proprio dalla Neuschäfer che l'ha traghettato su un cargo di passaggio, dopo che il Gaia 36 Asteria su cui navigava, è affondato poco oltre città del Capo per una  infiltrazione d'acqua. Arnaud Gaist, infine, ha dovuto rinunciare il 1° dicembre per problemi alla base dell'albero e per la carena infestata dai denti di cane.
 
Insomma, è proprio il caso di dire che uno su mille ce la fa. Il mare non perdona né avarie né debolezze.
In ogni caso, non è stata solo la selezione naturale dei concorrenti a portare la Neuschäfer in testa. La navigatrice sudafricana ha dimostrato di possedere un talento e una caparbietà da fare invidia. Ripulita la carena dai cirripedi che la rallentavano con otto ore di immersioni forzate nell'arco di tre giorni, la velista sudafricana è diventata la più veloce della flotta registrando nell'ultima settimana la maggiore distanza percorsa in 24 ore (185,6 miglia) e negli ultimi sette giorni (1.129,5 miglia). 
 
Tutto ciò mentre per il suo diretto inseguitore, Abhilash Tomy, sembra ripetersi uno scenario da incubo. 
Il navigatore 43enne, uno dei più promettenti skipper indiani esordì alla Golden Globe Race nel 2018 con l'abbandono della sua Eric Suhaili Replica dopo 83 giorni di navigazione: vittima di una terribile tempesta che capovolse quattro volte di seguito la barca facendogli battere violentemente la schiena, fu tratto in salvo, malconcio e con varie fratture, al largo dell’Australia. E il dramma si è in parte ripetuto in questa edizione del giro del mondo senza scalo: mentre navigava nell'Oceano Pacifico nel corso di una burrasca che ha danneggiato il sartiame e il carrello della randa della sua Bayanat, è caduto battendo violentemente la schiena con conseguenti dolori e intorpidimento degli arti. I medici gli hanno fortemente consigliato di riposarsi e rimettersi in sesto per alcuni giorni, prima di occuparsi dell'ampia lista di interventi da effettuare a bordo prima del passaggio di Capo Horn.
 
Per tali ragioni Abhilash sta navigando lungo una rotta più maneggevole, più lunga e lenta di quella della Kirsten la cui strada sembra al momento in discesa.
Ma per lei le miglia da percorrere sono ancora più di 8.000 e giochi ancora tutti da fare.
 

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